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Autismo. Il 13 marzo parte il nuovo corso IdO per operatori socio-sanitari. Focus sul progetto riabilitativo DERBBI

Castelbianco: E' un'operazione culturale in aiuto di docenti, pediatri e mondo della riabilitazione

Cosa si può fare a scuola con i bambini che hanno un disturbo dello spettro autistico? Come può un pediatra valutare se un bambino è a rischio a livello neuroevolutivo? E come funziona un progetto di riabilitazione? Quanto dura, a che età parte la presa in carico e che tipo di risultati si possono attendere? Sono state davvero tantissime le domande pervenute all’Istituto di Ortofonologia (IdO) durante i primi tre corsi gratuiti che l’Istituto ha svolto nell’ultimo mese, prima con gli insegnanti e poi con i pediatri, per promuovere una cultura della prevenzione e dell’attenzione sul mondo dell’infanzia a 360 gradi. Interrogativi che hanno spinto l’IdO ad organizzare un quarto corso gratuito, indirizzato questa volta a tutti gli operatori socio sanitari: psicologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, logopedisti, psicomotricisti, educatori professionali, insegnanti di sostegno, pedagogisti e operatori del settore.

Poiché la prevenzione parte proprio dalla formazione, l’IdO il 13 marzo darà il via a 50 ore di studio su ‘Autismo – Progetto Riabilitativo Tartaruga DERBBI’: 30 ore erogate in modalità online sincrona e 20 ore di formazione online in modalità asincrona con lezioni registrate da specialisti IdO. L’obiettivo è diffondere un’informazione approfondita e fornire strumenti osservativi e operativi per predisporre opportuni interventi riabilitativi rivolti ai minori che rientrano nei Disturbi dello Spettro Autistico, alla luce dei risultati raggiunti attraverso l’approccio evolutivo Derbbi (Developmental, Emotional Regulation and Body-Based Intervention), denominato Tartaruga.

La richiesta di formazione è aumentata perché “purtroppo sono aumentati i bambini che presentano una diagnosi di autismo che colpisce tutti noi”, spiega Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’IdO. “Certo bisogna fare attenzione alle diagnosi- avverte- perché a volte sono troppo frettolose e lo abbiamo già visto con le dislessie o l’Adhd. Non si può fare nei disturbi dello spettro autistico solo un discorso numerico, anche se le ultime percentuali parlano di un’incidenza pari a un bambino ogni 100-150 e, poi, c’è chi parla anche di un minore ogni 80. Sono numeri enormi e credo che bisognerebbe sempre vedere molto da vicino questi bambini per capire se veramente rientrino nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico o se fanno invece parte di differenti problematiche”.

Occorre quindi un lavoro attento di osservazione e valutazione proprio nei luoghi in cui vivono i minori. Difatti i primi due corsi dell’IdO, che hanno visto 5.000 iscritti e 30mila visualizzazioni, sono stati rivolti agli insegnanti per aiutarli a gestire i bambini con disturbi dello spettro autistico in classe e a supportare i loro genitori. Il terzo corso è stato, invece, focalizzato sui pediatri grazie alla Società Italiana di Pediatria insieme ai neonatologi del Lazio e al Sispe, raggiungendo circa 2mila iscritti. “Abbiamo affrontato con i pediatri il problema di come riconoscere nei bambini molto piccoli i predittori di rischio (i famosi campanelli di allarme) di un disturbo del neurosviluppo. Così come riconoscere i segnali di competenze sottostanti nei bambini dello spettro autistico- continua Castelbianco- che sono i predittori di grandi miglioramenti, per poter permettere a tutti i bambini di migliorare”. Questo perché una vulnerabilità non trattata può compromettere una sana evoluzione  o il rischio di situazioni che restano chiuse in quadri estremamente poveri di vita, nonostante le possibilità presenti. Da questa certezza parte il bisogno di lavorare sulla individuazione precoce dei campanelli di allarme: “Un impegno che l’IdO affronta ogni giorno da oltre 20 anni, perché è importante aiutare i pediatri a verificare determinate competenze nei bambini, la cui assenza o presenza è predittiva del loro sviluppo. C’è ancora tanto da fare- ammette Castelbianco- dobbiamo studiare e capire, ma posso confermare che il nostro modello Derbbi, attento allo sviluppo emotivo di ogni bambino all’interno di un approccio basato sulla relazione corporea, dà tanti risultati”.

Il corso IdO che partirà il 13 marzo è gratuito. “Non ci sono costi da sostenere, né obblighi. Gli insegnanti potranno avere un attestato riconosciuto e gli operatori sanitari degli Ecm. Il nostro modello operativo è una proposta non nuova, ma sicuramente diversa dalle altre”. 

Il modello Derbbi dell’IdO punta a coinvolgere tutte le figure che ruotano intorno alla vita di un bambino: dal pediatra al nonno, dalla scuola ai genitori. “Lo abbiamo chiamato Tartaruga perché avendo anche dei gran bei risultati non volevamo dare la sensazione che fosse un metodo magico. Si tratta di un lavoro frutto di uno studio che porta risultati- ribadisce il direttore dell’IdO- ma quando si parla di un progetto di terapia ci riferiamo a 4 anni di trattamento e non ad una bacchetta magica. Si chiama Tartaruga perché sappiamo che i genitori vorrebbero subito il risultato, ma questo non è possibile a meno che non sia fasullo”.

A tutti gli iscritti verrà rilasciato un attestato di partecipazione alla fine del corso. Verrà proposto un questionario finale su alcuni contenuti del corso per rilevare il livello di gradimento. L’IdO è inoltre presente sulla piattaforma del MI per i docenti S.O.F.I.A. come ente erogatore di formazione. Per informazioni basta scrivere a autismo.riabilitazione@ortofonologia.it  o consultare il sito https://www.ortofonologia.it/corso-autismo-progetto-riabilitativo-tartaruga-derbbi/